“Iperattivi” e un po’ “rosiconi”: l’italiano cambia?

Da sempre rappresenta una sorta di identikit bookdell’italiano, di come vive, di come si relaziona, evidenziandone – sempre meno indirettamente – vizi e virtù. È il vocabolario, che raccoglie ogni anno lemmi e termini entrati ormai di uso comune e carichi di pregnanza semantica oltre che di cultura.

Su La Repubblica di oggi viene riportata la notizia della nuova edizione dello Zingarelli (edito da Zanichelli), uno dei più celebri e consultati vocabolari italiani. Se lo scorso anno erano state inserite parole come “starlette”, “divorziandi”, “pelucco”, “svalvolare”, quest’anno è il turno di “rottamatore”, “rosicone”, “hashtag”, “asteriscare”, “sbigliettamento”, “cocoprò” (quest’ultima, a parere di chi scrive, risulta essere oltremodo cacofonica).

Nell’articolo, inoltre, è presente anche un’intervista a Massimo Arcangeli, direttore dell’Osservatorio linguistico Zanichelli che spiega come vengono prese in considerazione le nuove voci.

Ecco il link: http://www.repubblica.it/cultura/2013/09/12/news/da_hashtag_a_rottamatore_ecco_la_nuova_lingua_degli_italiani-66349847/?ref=HREC1-4

Parole e chiarezza nel mondo della burocrazia

Richiedere un certificato, Immaginepresentare un’autodichiarazione, depositare un’istanza. Sono tutte attività che mettono in relazione il cittadino con la Pubblica Amministrazione. Molto spesso capita che ci si trovi disorientati di fronte alla procedura e agli adempimenti da eseguire perché il proprio obiettivo venga raggiunto. Ogni tanto ci si imbatte in un rifiuto da parte del funzionario amministrativo nel rilasciare una determinata attestazione perché la relativa domanda risulta incompleta o priva dei documenti necessari.

Queste situazioni sono state oggetto di satire più o meno riuscite. Una tra le migliori è, a mio avviso, quella all’interno del film di animazione “Le dodici fatiche di Asterix”, dove i due protagonisti si devono recare all’interno della Casa dei folli per farsi rilasciare il famoso lasciapassare A38.

Su La Repubblica di oggi è presente una sorta di invettiva nei confronti del c.d. burocratese e dell’uso di termini o perifrasi usati appositamente per disorientare il cittadino (http://www.repubblica.it/cultura/2013/06/28/news/torna_burocratese-61998398/?ref=HREC2-6). Il tutto nasce dall’abrogazione di una norma che obbligava gli uffici pubblici ad utilizzare termini chiari e comprensibili. Si sarebbe dovuto, infatti, costituire una sorta di task force pronta ad entrare in aiuto nei confronti di quei cittadini che avessero problemi con i termini utilizzati da parte di enti o uffici della Pubblica Amministrazione; ma ora questo progetto è stato smantellato.

Sempre La Repubblica, lancia su Twitter l’hashtag #laparolacheodio per raccogliere tutti i termini del burocratese che si sopportano facilmente, perché complicati o dal significato oscuro.
Io forse eliminerei “ostativo”, altre proposte?

Le nostre parole desuete su “La Repubblica”

Ebbene sì, questo nostro blog, nato un po’ così per caso, soprattutto per nostro divertimento, è stato citato sull’edizione odierna de La Repubblica. Emerge come non sia soltanto un nostro vezzo la raccolta di parole che non vengono più utilizzate, o per meglio dire desuete.

Contribuite, scrivete quindi se lo desiderate nelle pagine apposite, i termini che a vostro avviso meritano attenzione. Il tutto, perché no, condito da un po’ di fantasia e creatività.

Ecco il link dell’articolo: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/09/14/news/parole_perdute-21634182/index.html?ref=search